"Pubblico con piacere un articolo spedito da Paola"
Non so quanti di voi sono appassionati di arte, per me andare in giro per musei ha un significato unico. Da alcuni quadri puoi intravedere malinconia, tristezza, gioia di vivere. Nella seconda metà del XIX secolo si era formato un nuovo movimento: il mio amato Impressionismo. Le letture che si celano nelle tele possono essere svariate, il loro genio artistico è illimitato proprio per questo inconfutabile dato di fatto. L’impressionismo è riuscito a scombinare i canoni pittorici, gli artisti trasmisero il reale: un reale fatto di colori tenui, a volte contrastanti tra loro ma profondamente fluidi e inequivocabili nelle sensazioni che producono ancora oggi. Artisti come Monet, Manet, Cezanne, Renoir, Pissarro, Degas e tanti altri fecero dell’arte la semplicità dell’essere, dell’affiorare di ricordi o dell’immediatezza, pronta a infliggerti un colpo dolente, una nostalgia penosa o una emozione unica. I giudici impietosi del Salon pensavano che fossero degli schizzi, senza alcun significato: rude sceneggiata della loro grama vita. Ma alcuni personaggi di estrema rilevanza come Boudelaire condividevano e vivevano la loro brama artistica. Gli artisti, comunque, trovarono difficoltà nel cammino, ma non per questo si fecero scoraggiare. Lo stile che lì avrebbe resi inconfondibili, era diventato la loro ragion di vita: pitturare per il gusto di poterlo fare, erano loro stessi il più delle volte a decidere i soggetti. Insomma, da quel giorno era mutata considerevolmente l’arte, quando Claude Monet prese in mano il pennello, che sfociava senza indugi in strepitose tinte, colori mutevoli a volte penetranti, ma mai stancanti. Monet, il primo di una lunga serie di capolavori che oggi rivivono nei vari Musei. Una delle più ricche collezioni la ritroviamo al Musèe de Orsay di Parigi. Monet una personalità solitaria, lo si considera un reduce del suo misticismo, amava immergersi nel folto della natura a contemplare, riassemblare e suggellare nella tela le sue più intime emozioni. Un personaggio alla ricerca di chissà quale sentimento: con la sua lunga barba si sedeva a “rivisitare” il mondo. Si può dichiarare apertamente che lui rimase sempre un assiduo e incontestabile fedele della propria arte. Maturò un profondo gusto nell’ accostare la sua capacità di trarre da nuove esperienze molteplici espressioni . Cercò di migliorare il suo stile attraverso l’ ispirazione composita che generò in lui un continuo entusiasmo.
Nel 1872 dipinse il quadro che diede il nome al movimento “Impression soleil levant”.
Un dipinto che presenta svariate riproduzioni è la “Cattedrale di Rouen”. Questa venne riprodotta più volte nelle diverse ore del giorno, dall’alba al mattino, dalla sera al tramonto. Riuscendo a imprimere ogni volta percezioni diverse. Nel 1873 l’artista, stabilitosi ad Argenteuil non lontano dalla Senna, si fece costruire un bateau-atelier che gli consentì di collocarsi nel centro del fiume per cogliere la realtà in modo ravvicinato. “Compose” molte delle sue più famose e coinvolgenti opere, tra cui la serie di quadri delle ninfee. Il mio preferito è “Laghetto con ninfee”. Direi che genera nell’anima un senso di calma e tranquillità: la superficie dell’acqua che si frammischia alle tonalità delle ninfee e il folto della natura che brulica intorno al miraggio di un posto senza tempo che rivive appisolato nella superficie della tela che più tempo non ha.